Un altro blog

Ad un certo punto mi sono reso conto che se avessi dovuto aprire un blog per ogni cosa che mi piace, mi interessa o ho semplicemente voglia di condividere ne avrei dovuto aprire una ventina. Fino ad ora ho fatto così e la cosa non ha funzionato: troppe cose dette in modo troppo sparpagliato. Ora questo è il mio unico blog, senza fronzoli e senza pretese: qui c'è tutto quello che ho voglia di raccontare. Ciao.

ATTENZIONE

A quanto pare è successo qualcosa di strano e molte delle immagini presenti nel blog sono sparite, compresa l'intestazione. Non ho idea di cosa sia successo, forse è colpa delle scie chimiche che mi faccio davanti al pc.
Mi scuso per il disagio e cercherò di riparare i danni appena possibile, nel frattempo i post sono ancora on-line quindi potete leggerli lo stesso.

sabato 28 febbraio 2015

Il punto sulla teoria gender e sui parrinari psicopatici.

La settimana scorsa c'è stata nella mia città una riunione di omofobi, parrinari* ed altra gente fuori di testa per discutere sulla teoria gender e sul fatto che i nuovi programmi ministeriali a quanto pare richiedono che si spieghi ai bambini cosa vuol dire essere gay o transessuali.
Ci volevo andare, prima di tutto per ascoltare cosa avrebbero detto, e poi anche per cantargliene quattro, non tanto perchè speravo di far cambiare idea a qualcuno quanto per divertirmi un po' constatando la pochezza dei loro argomenti.
Alla fine ho avuto altri impegni e non ci sono potuto andare, per cui ho perso anche lo spunto per scrivere un post sull'argomento.
Fino ad oggi, giorno in cui scopro l'esistenza di questo video assolutamente esilarante:



Ora, dopo esserci fatti quattro risate constatando la pochezza della fotografia, lo squallore dell'ambientazione, la recitazione da soap opera di serie z e la carrellata di stereotipi assurdi come il tipo in perizoma che si gratta il culo per strada - perchè notoriamente i gay girano col perizoma e si grattano il culo per strada - possiamo passare alle cose serie.

Una volta per tutte: questa cosa della "teoria del gender" di cui tanto parlano i parrinari e i vari schizzati psicopatici che delirano sull'argomento è una cazzata montata ad arte. Una trovata propagandistica delle cornacchie e di tutti i fessi sprovveduti che gli vanno dietro. 
In realtà non esiste nessuna "teoria del gender".

Esiste LA REALTA'. La realtà è che esistono persone omosessuali. Che esistono persone che cambiano sesso. Che esistono uomini che diventano donne e che poi si mettono con altre donne omosessuali. 
Queste cose ESISTONO, non è che è una teoria per cui secondo alcuni è così e secondo altri no.
Non è come il kraken o gli alieni che secondo una teoria esistono e secondo un'altra no...no no i gay esistono davvero. E i transessuali pure.
Ci ho parlato, ci siamo presi il caffè assieme, abbiamo convissuto nelle stesse case all'università. Non è una teoria, esistono proprio in carne ossa come me e voi, quindi piantatela di parlare della cosa come se fosse una teoria campata in aria. Sono fatti, che esistono persone omosessuali e persone che cambiano sesso.

Posto che non c'è nessuna teoria ma solo FATTI, la domanda è: cosa dobbiamo dire ai bambini di queste cose? E' giusto che se ne parli a scuola?
Ora, posto che in teoria la funzione della scuola sarebbe quella di spiegare ai bambini come va il mondo, non vedo perchè non si dovrebbe.

Brutti fessi, pensate che se queste cose non vengono spiegate a scuola i bambini non ne sapranno mai nulla? Pensate che non vedranno mai un trans alla tv e non si chiederanno come mai quel tizio è vestito da donna e ha le tette?

Ora, io parto dall'idea che sapere è sempre meglio di non sapere, qualsiasi sia l'argomento. E' giusto che i bambini sappiano che esiste l'omosessualità come è giusto che sappiano qualsiasi altra cosa.

Alcuni sostengono che di queste cose dovrebbero occuparsi i genitori. E perchè? Perchè si suppone che due tizi qualunque, per il solo fatto il aver generato un bambino abbiano competenze sull'argomento?
Il punto è che questi cretini pensano che sia un argomento su cui ognuno ha un'opinione differente, per cui si deve lasciare ai genitori il compito di trasmettere ai figli le loro opinioni. Beh non è così: come ho già detto prima ci sono dei FATTI che è giusto che i bambini sappiano.

I programmi ministeriali tra l'altro non sono solo informativi (cosa che avrebbe già disturbato le cornacchie), ma danno anche dei suggerimenti di tipo etico. Cose mostruose del tipo che i gay e i trans sono persone che meritano lo stesso rispetto e gli stessi diritti degli altri.

E questo vi fa rodere il culo, ma i bambini queste domande se le pongono comunque, non è possibile non dirgli nulla per preservare la loro innocenza: se non gli dite nulla verranno da voi a farvi domande. 
Per cui delle due l'una: o diciamo ai bambini che i gay e i trans sono persone come tutte le altre, che meritano lo stesso rispetto e gli stessi diritti degli altri o gli diciamo che NON sono persone come le altre, che NON meritano lo stesso rispetto e che NON devono godere degli stessi diritti.

Nel video la mamma dice - sconvolta - che a scuola hanno detto al bambino che "è normale cambiare sesso". Ora, io questa parola "normale" non la sopporto, perchè non significa nulla. Non è nè normale nè anormale, è una cosa che succede, una delle tante cose del mondo su cui i bambini hanno il diritto di sapere.
Del resto che significherebbe dire che cambiare sesso è anormale? Certo, in un certo senso a livello statistico è anormale, nel senso che se identifichiamo la norma come il dato statistico più frequente allora è anormale cambiare sesso perchè non capita a molte persone di cambiare sesso. Ma non credo che i mentecatti che hanno girato il video intendessero la cosa in questo senso.

Per loro "è normale" significa "non c'è niente di male". E secondo voi è sbagliato dirgli una cosa del genere. No, certo, invece ditegli che è una cosa orribile, che è contro natura, che chi cambia sesso è un mostro depravato. Sono sicuro che il vostro figlioletto sarà MOLTO MENO SCONVOLTO di sentire una cosa del genere. Sì sì, sarà sereno, una pasqua.

Il problema secondo me è proprio questo: 

le cornacchie e i parrinari NON VOGLIONO che i bambini vedano la cosa come uno dei mille fatti del mondo senza nessuna rilevanza particolare. No, ovviamente vogliono perpetrare la loro intolleranza, il loro razzismo, la loro paranoia. Sono loro in ultima analisi che vogliono che i bambini siano sconvolti, schifati, disgustati.

Quindi il vostro pargoletto, dopo che gli avete detto che i gay sono dei depravati contro natura pedofili e pericolosi, è sconvolto perchè a scuola gli hanno detto tutto il contrario?
Sono lieto di informarvi che il problema siete voi che siete dei genitori di merda, e più in generale delle persone di merda.

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*parrinaro: termine dispregiativo siculo, da "parrino" che vuol dire prete. Parrinari sono quelli che fanno e pensano quello che i preti gli dicono di fare e di pensare. E per estensione tutti i cattolici oltranzisti bigotti e via dicendo.

mercoledì 11 febbraio 2015

Tecnologia, complessità e resilienza.



In risposta all'ultimo post pubblicato su questo blog ho ricevuto un commento molto interessante che sollevava dubbi sul fatto che un sistema (una società, nel caso specifico) altamente tecnologica sia poco resiliente. Questo scrive il mio lettore: 

"Aumentare la complessità (tecnologica) del sistema espone al rischio che ci si trovi di fronte a un castello di carte. Esempio, cosa diventa internet in assenza di energia elettrica?"

E' una questione interessante sia dal punto di vista pratico che dal punto di vista intellettuale, per cui ho deciso di trattarla separatamente.

Allora, cerchiamo di capire innanzi tutto di cosa stiamo parlando.
Il concetto di "resilienza" viene così definito da wikipedia:
  • In ingegneria, la resilienza è la capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione elastica
  • In informatica, la resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d'uso e di resistere all'usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati.
  • In ecologia e biologia la resilienza è la capacità di un materiale di autoripararsi dopo un danno o di una comunità (o sistema ecologico) di ritornare al suo stato iniziale dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che l’ha allontanata da quello stato.
  • In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.
Sebbene il termine abbia significati differenti in relazione ai diversi ambiti d'applicazione, è evidente che il nucleo concettuale sia sempre lo stesso: generalizzando, la resilienza è la capacità di un sistema di reagire ad eventi perturbanti mantenendo intatte le sue funzionalità.

Il dubbio sollevato dal mio lettore parte da due assunti fondamentali:
  1. Un aumento del livello tecnologico di una società comporta un aumento della complessità.
  2. Un aumento della complessità determina una diminuzione della resilienza.
Dando per buono il primo punto, mi vorrei invece focalizzare sul secondo.

Un sistema è complesso quando le interazioni delle sue parti sono prevalentemente non-lineari. 
La complessità non dipende solo dal numero delle parti che compongono un sistema, ma anche dalle connessioni tra gli elementi del sistema e dalla loro interazione non-lineare: un orologio analogico con i suoi molteplici piccoli ingranaggi è complicato, ma non è complesso. Il movimento di ogni ingranaggio determina il movimento di tutto il sistema in modo strettamente deterministico, per cui basta in effetti un piccolo guasto ad un ingranaggio qualsiasi per arrestare o compromettere il funzionamento di tutto il sistema.
Un orologio non è resiliente. Al massimo è resistente, nel senso che può essere costruito in modo robusto. Ma una volta che subisce dei danni, non è in grado di auto-ripararsi.

Vediamo quali possono essere le caratteristiche che determinano la resilienza di un sistema.
  1. La capacità di auto-ripararsi.
  2. La capacità di funzionare in caso di danni non immediatamente riparabili.
  3. La capacità di affrontare improvvise diminuzioni dell'energia in entrata.
  4. La capacità di resistere agli attacchi senza danneggiarsi.*
Ora, in che modo si realizzano queste caratteristiche?
  1. Sottosistemi specifici deputati alla riparazione e alla manutenzione.
  2. Ridondanza (più sottosistemi svolgono la stessa funzione) e plasticitcà (possibilità di cambiare la destinazione d'uso di un sottosistema per supplire l'assenza di quelli danneggiati).
  3. Sovrapproduzione potenziale, ovvero la capacità del sistema di produrre e convertire in lavoro più energia rispetto a quella di cui necessita in situazioni non-critiche.
  4. Robustezza delle parti che lo compongono e delle connessioni.
Tutte queste caratteristiche necessitano un aumento della complessità, perchè sono necessarie un maggior numero di parti, di connessioni, e interazioni non lineari tra le varie parti del sistema.

Come si traducono praticamente queste considerazioni in rapporto all'innovazione tecnologica all'interno della società?

Facciamo un esperimento mentale: immaginiamo due villaggi.
  • Il villaggio A è una società rurale. Ha case in pietra, usa la legna per riscaldare gli edifici, gli abitanti bevono l'acqua del fiume che scorre lì vicino, la sussistenza si basa sull'allevamento e l'agricoltura.
  • Il villaggio B è una società rurale ma tecnologicamente avanzata. Gli edifici sono antisismici, dispone di molteplici fonti di energia: legna, corrente elettrica con impianto fotovoltaico, generatore diesel di riserva, solare termico per l'acqua calda. La sussistenza di basa su metodi tecnologicamente avanzati: serre, impianti idroponici. Parte della sovrapproduzione viene trattata per conservarsi a lungo - il cibo viene liofilizzato, e stoccato per conservarsi per anni.
Per comodità immaginiamo anche che ci siano 100 villaggi A collegati da una serie di strade sterrate che vengono percorse in bicicletta o a cavallo, e 100 villaggi B collegati da strade asfaltate percorse da veicoli elettrici e da una rete elettrica comune. Per condire la cosa con un po' di tecno-ottimismo immaginiamo di essere nel 2064 e che tutti i villaggi B siano collegati a una centrale a fusione nucleare (così per spacchio).
Poniamo anche che i due sistemi siano isolati: i due gruppi di 100 villaggi non hanno accesso al mondo esterno e possono comunicare solo con i villaggi dello stesso tipo.

Immaginiamo una criticità, diciamo un inverno particolarmente rigido, con annesse nevicate e gelo. E vediamo come rispondono i due villaggi.

Villaggi A: il raccolto è scarso. Molti abitanti soffrono la fame. In  alcuni villaggi le cose vanno un po' meglio per cui vengono organizzati aiuti: parte del raccolto viene ceduto ai villaggi messi peggio, ma le condizioni delle strade che sono diventate un pantano rendono difficili le consegne. L'esposizione al freddo durante i trasporti crea un'emergenza sanitaria. La neve ha causato dei crolli ed è stato impossibile inviare soccorsi a causa delle condizioni delle strade.

Villaggi B: il raccolto delle serre è perduto. Tuttavia le centrali idroponiche hanno continuato a funzionare (ridondanza) e laddove queste non sono state sufficienti si è attinto alle scorte di cibo liofilizzato (sovrapproduzione). La produzione di energia elettrica col fotovoltaico è stata scarsa, ma gli abitanti hanno potuto usufruire dell'elettricità fornita dalla centrale a fusione (ridondanza e sovrapproduzione). In alcuni villaggi sono saltate le linee elettriche e sono stati usati i generatori diesel (ridondanza). Il maltempo ha causato dei crolli, ma i soccorsi (autoriparazione) sono arrivati in tempo perchè le strade asfaltate sono ancora percorribili dai veicoli (robustezza).

Questo piccolo esempio riflette comunque la realtà su grande scala: le civiltà tecnologicamente più evolute sono esposte alle stesse criticità di quelle meno tecnologiche. Tuttavia la loro resilienza è maggiore, e la cosa è provata dal fatto che nel mondo occidentale eventi come carestie ed epidemie sono estremamente rari, sebbene (giustamente) continuiamo a preoccuparcene.

Del resto la situazione che ho dipinto nell'esempio dei villaggi è in parte ideale: la nostra società è ancora lontana dall'efficienza che ho descritto, tuttavia la strada da percorrere per ottenerla mi sembra quella dell'innovazione tecnologica e della sua applicazione democratica.

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*la robustezza volendo essere rigorosi è un concetto separato dalla resilienza, tuttavia mi sembrava pertinente inserirla all'interno del discorso sulla tecnologia, poichè essa può essere aumentata dai miglioramenti dei processi di produzione, dalla scoperta di nuovi materiali ecc.

venerdì 6 febbraio 2015

Bozza per un programma politico tecnoprogressista (parte 1)

Il punto cardine alla base del tecnoprogressismo è la convinzione secondo la quale la scienza e la tecnologia sono gli strumenti più efficaci e affidabili per migliorare le condizioni di vita materiali, psicologiche e sociali dell'umanità. Spetta a noi utilizzarle nel migliore dei modi per costruire un mondo migliore.


Il tecnoprogressismo è un principio molto vicino alla filosofia transumanista, ma che aggiunge ad essa una grande attenzione ai temi sociali, nella consapevolezza che non c'è vero progresso fin quando i suoi frutti non sono disponibili a tutti e non migliorano praticamente la vita delle persone. 

Partiti di stampo tecnoprogressista stanno nascendo in forma embrionale in tutto il mondo. Uno per tutti il Futurist Party americano, già costituito, e tante altre realtà che appartengono all'area transumanista e che si affacciano - per adesso solo in forma virtuale attraverso la rete - alla possibilità di un ingresso nella scena politica. Questo accade anche in italia, anche se molto molto timidamente.

Ora, posto che un partito transumanista-tecnoprogressista si costituisse davvero, quale programma dovrebbe avere? 

Fin quando si parla di filosofia possiamo discutere quanto vogliamo sul mind uploading e sulla singolarità tecnologica, ma va da sè che un partito deve dare risposte concrete a problemi attuali, e anche una corrente che pure si nutre di progetti e previsioni (e aspettative) a lungo termine non può esimersi dal farlo se vuole fare politica.
Viviamo in una periodo di grandi cambiamenti, forieri di grandi promesse e grandi minacce: problemi come la disoccupazione, la povertà di alcuni strati della popolazione e le conseguenti tensioni sociali richiedono urgentemente delle soluzioni pratiche e immediate. Un soggetto politico che trascuri queste cose non avrebbe, oggi, nessun motivo di esistere, sopratutto in italia.

In questo post provo a buttare giù alcuni punti che secondo me sono importanti, e dato che si tratta di un discorso lungo ho deciso di dividerlo in più parti, per cui alcune tematiche fondamentali qui non sono trattate perchè semplicemente ne parlerò successivamente.

Premetto che si tratta di una bozza, e che non avendo competenze da economista posso dire solo "a naso" se e in quale misura le mie idee siano realizzabili. Per questo sottopongo a voi questo post, sperando che possiate integrarlo, criticarlo, demolirlo o rafforzarlo con le vostre idee e critiche.

Bando alle ciance, ecco i miei punti:


1)Libertà economica

La disoccupazione tecnologica dovuta all'automazione è oggi un problema, ma domani potrebbe essere una grande risorsa. Essa è infatti un problema soltanto nella misura in cui possedere un lavoro è conditio sine qua non per accedere all'uso di beni e servizi, anche quelli basilari.
Posto questo come punto fermo, svincolando il lavoro dal reddito attraverso l'istituzione di un reddito di cittadinanza o l'accesso gratuito a determinati beni e servizi si raggiungerebbero almeno due obiettivi:

a)Riduzione della povertà e del crimine ad essa connesso.
b)Liberazione della forza creativa e imprenditoriale degli individui. Il lavoro ripetitivo sottrae tempo ed energia che potrebbe benissimo essere impiegata altrove lasciando il lavoro alle macchine. Sebbene siamo lontani dal roseo futuro in cui le macchine potranno svolgere lavori complessi e creativi, c'è tutta una schiera di lavori che potrebbe essere completamente automatizzata, e le persone che adesso occupano quei posti potrebbero impegnarsi in attività differenti (anche che non producono lucro immediato) senza nessun costo per la società.

Il reddito di cittadinanza dovrebbe essere 
- universale: lo ricevono tutti i cittadini.
- sufficiente: nello specifico sufficiente al soddisfacimento delle necessità esistenziali come cibo, energia, vita sociale ecc. Al costo della vita attuale in italia potremmo fare sugli 800-1000 euro per chi possiede una casa di proprietà, e magari lo si potrebbe modulare in relazione al costo della vita della zona di residenza.
- incondizionato: lo si riceve a prescindere dal fatto che si lavori o meno. Magari lo si potrebbe sospendere a chi lo usa per delinquere o in qualche altro caso eccezionale, ma sostanzialmente la sua erogazione dovrebbe avvenire a prescindere da altri fattori, per il solo fatto di essere cittadino.

Il carattere incondizionato del reddito di cittadinanza risolverebbe facilmente il cosiddetto problema motivazionale, ovvero l'obiezione secondo la quale percependo il reddito di cittadinanza (e perdendolo qualora si trovi un lavoro) nessuno vorrebbe più lavorare. Se il reddito di cittadinanza si andasse a sommare a quello percepito come salario per il lavoro la gente continuerebbe a voler lavorare. Solo non sarebbe più un dramma non riuscirci.



2)Efficienza e produzione

Superato lo scoglio della disoccupazione tecnologica si potrebbe spingere a fondo sull'acceleratore dell'automazione e dell'innovazione senza paura di ripercussioni negative sul mercato del lavoro e sulla società.

L'automazione gioca un ruolo chiave nella più ampia necessità di raggiungere una maggiore efficienza sia nell'ambito della produzione che in quello dei servizi: ecco alcuni esempi di certo non esaustivi, ma utili a capire cose intendo.

a)Favorire la produzione di cibo vicino al luogo del consumo. Ora il "cibo a km0" non è niente di nuovo ma oggi come oggi è una cosa da ambientalisti snob e con molti soldi perchè è disponibile a un prezzo maggiore rispetto a quello importato a causa della scarsa efficienza dei metodi di produzione.
Il km0 - procedendo in modo scientifico - potrebbe funzionare per fasi:
Primo: analisi scientifica delle necessità nutrizionali della popolazione di una determinata area geografica (poniamo una città).
Secondo: progetto e realizzazione di un impianto che produca una quantità di cibo proporzionato alle esigenze della popolazione. Uso, quando necessario, di metodi avanzati come l'idroponico, l'OGM ecc. Anche la creazione di cibo completamente artificiale potrebbe essere presa in considerazione quando conveniente (tipo l'esperimento del Soylent, concettualmente molto interessante anche se ancora acerbo e non esente da problematiche).
Terzo: analisi costante dello sviluppo e del successo del progetto. Eventuali aggiustamenti di rotta se qualcosa non funziona, incorporazione continua dei metodi più efficienti man mano che vengono implementati.

b)Informatizzazione e centralizzazione degli archivi e degli uffici pubblici, automazione dei processi burocratici. Es.: se io cambio residenza sulla carta d'identità essa cambia anche in tutti gli altri miei documenti, che ovviamente saranno digitali.


3)Energia e consumi.

Il tema dell'energia è oggi di fondamentale importanza, in primo luogo per la questione ambientale, ovvero il fatto che gran parte dell'energia prodotta oggi proviene da fonti non rinnovabili e inquinanti, e in secondo luogo perchè il costo dell'energia incide profondamente sul bilancio delle persone e quindi sul loro benessere materiale, oltre che su quello delle aziende.

E' quindi quasi superfluo dire che diminuire il costo dell'energia e ottimizzarne il consumo sono interventi necessari.

Sull'opportunità del passaggio a fonti rinnovabili non c'è nemmeno da discutere, se non per dire che purtroppo allo stato attuale delle cose pare che non sia possibile passare alle rinnovabili mantenendo invariati i consumi. Tuttavia sviluppare le rinnovabili il più possibile sarebbe un bene, così come sarebbe un bene investire sulla ricerca per l'implementazione del reattore a fusione nucleare.

D'altro canto, anche la diminuzione dei consumi dovrebbe essere messa sul piatto della bilancia. Per far sì che la diminuzione dei consumi sia auspicabile, però, essa non deve comportare una diminuzione della qualità della vita. I fondi stanziati in italia per la ristrutturazione degli edifici volta a migliorarne l'efficienza energetica è un buon - timido - passo in questa direzione.
Altri interventi potrebbero riguardare lo snellimento delle procedure burocratiche e della tassazione verso chi opta per modi di abitare alternativi ed efficienti dal punto di vista energetico: movimenti come quello delle "Tiny homes" e delle "earthships" (in USA e nordeuropa), dichiaratamente e praticamente votati all'efficienza energetica si scontrano quotidianamente con vincoli burocratici e rotture di coglioni varie - termine tecnico - da parte delle autorità, mentre dovrebbero essere da esse favorite, magari prendendo in considerazione l'idea di agevolazioni per chi intende costruire case ad alta efficienza energetica, eccezioni ai piani regolatori ecc. Mi rendo conto che è un discorso secondario ma è un argomento che mi appassiona e porterebbe comunque un piccolo contributo.

Nell'ambito della produzione si potrebbe trovare il modo di favorire la produzione on-demand per mezzo di processi CAM (computer aided manufacturing, in soldoni stampa 3d, taglio laser, fresatrici cnc ecc.). Ancora non siamo a livelli tecnologici tali da poterla sostituire alla produzione di massa, ma quando ci arriveremo dovremo essere pronti a sfruttarne tutti i vantaggi, perchè la produzione on demand è incompatibile con la produzione in eccesso, e questo ovviamente limita gli sprechi di energia e di risorse.

Stessa cosa per quanto riguarda i trasporti: oltre al miglioramento dei trasporti pubblici occorrerebbe detassare il possesso di veicoli elettrici, dato che essi allo stato attuale della tecnologia non possono assurgere al ruolo di veicolo principale. In soldoni: io uno scooter o una piccola auto elettrica me li comprerei volentieri se poi non dovessi pagare due bolli, due assicurazioni e via dicendo.
Questo innescherebbe poi un circolo virtuoso, per cui con i profitti di vendite sicuramente maggiori alle attuali le aziende che producono veicoli elettrici potrebbero investire di più in ricerca e sviluppo, creando veicoli ancora più parchi nelle emissioni e nei consumi, più efficienti e più prestazionali.


4)Formazione

Il progresso e la crescita del benessere di una nazione sono direttamente dipendenti dalle capacità e dalle competenze dei cittadini. Oggi, con i cambiamenti continui in ambito tecnologico e l'automazione che va a passi da gigante è sempre più probabile che durante la vita una persona debba sviluppare competenze sempre nuove. Tuttavia le agenzie che si occupano della formazione lo fanno in modo lento e inefficiente e sono per lo più slegate dal mondo del lavoro.

Non possiamo aspettarci del resto che un operaio, quando il suo lavoro non sia più necessario, prenda una laurea in biotecnologie o in robotica, perchè non avrebbe nè il tempo nè le risorse economiche. Sebbene questo problema potrebbe essere in parte risolto dall'istituzione del reddito di cittadinanza è importante che ci siano opportunità di lavoro per chi vuole coglierle. Una soluzione potrebbe essere l'istituzione di corsi specifici direttamente all'interno delle aziende, o comunque volti a sviluppare le competenze necessarie per svolgere quel determinato lavoro: tali corsi dovrebbero

a)essere orientati allo sviluppo specifico delle competenze che il lavoro richiede: solo quelle, e non altre.
b)avere un'importante componente pratica.
c)essere intensivi e di una durata limitata - qualche mese, massimo un anno a seconda dei casi.
d)essere pubblici, o se privati avere comunque un prezzo accessibile e regolamentato (è inammissibile che oggi un corso privato per l'uso di un software di 20 ore costi anche 800euro).

esempio: c'è carenza di programmatori per le app dei telefonini - la sto buttando a caso ovviamente. Un corso che si occupi solo di quello sarebbe molto più breve di una generica laurea in informatica e darebbe (riguardo al mestiere specifico) delle competenze sostanzialmente equivalenti.

Ovviamente questo discorso non si può applicare a tutti i campi, io non mi farei mai operare da un chirurgo che ha fatto un corso di 5 mesi, ma togliendo la medicina, la fisica teorica e qualche altro ambito credo che la mia idea sia in gran parte attuabile.

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Finisce qui la prima parte. Non ho parlato di sanità, di libertà biologica/morfologica, di cultura e di molte altre cose. Come dicevo all'inizio, affronterò queste tematiche un'altra volta.
Per adesso credo di aver messo abbastanza carne al fuoco. A voi la parola.