Un altro blog

Ad un certo punto mi sono reso conto che se avessi dovuto aprire un blog per ogni cosa che mi piace, mi interessa o ho semplicemente voglia di condividere ne avrei dovuto aprire una ventina. Fino ad ora ho fatto così e la cosa non ha funzionato: troppe cose dette in modo troppo sparpagliato. Ora questo è il mio unico blog, senza fronzoli e senza pretese: qui c'è tutto quello che ho voglia di raccontare. Ciao.

ATTENZIONE

A quanto pare è successo qualcosa di strano e molte delle immagini presenti nel blog sono sparite, compresa l'intestazione. Non ho idea di cosa sia successo, forse è colpa delle scie chimiche che mi faccio davanti al pc.
Mi scuso per il disagio e cercherò di riparare i danni appena possibile, nel frattempo i post sono ancora on-line quindi potete leggerli lo stesso.

martedì 30 aprile 2013

PreEmptiveStrike 0.1 - T.A.L.O.S. (come procurarsi volontariamente un'epistassi)


Torno a scrivere sul blog dopo una piccola pausa dovuta a un po' di problemi (anzi pobblemi) che sto avendo in questi giorni. In ogni caso non sono qui per annoiarvi con le mie vicende personali, ma per regalarvi una botta di quasi insostenibile felicità.

Solitamente una recensione richiede più di un ascolto. Ascolti un album un paio di volte, anche di più, e quando hai un attimo libero ti siedi davanti al pc e scrivi la tua bella recensione seria.
Questa, quindi, non è una recensione, è solo un resoconto delle sensazioni che sto provando in questo preciso istante, la prima volta che ascolto questo album. E queste sensazioni vanno dall'esaltazione alla voglia di ridere al limite dell'eccitazione sessuale.

Partiamo dall'inizio: dei PreEmptiveStrike 0.1 avevo già sentito parlare, ma non mi ero mai preso la briga di ascoltarli, perchè li avevo presi per il solito gruppuscolo di second'ordine magari in grado di farti sorridere per dieci minuti, prima di passare a cose più serie.
Poi mi è capitato di venire a conoscenza di questo disco - T.A.L.O.S. - e di essere incuriosito dal concept legato alla mitologia greca, aggiornato però in chiave futuristica. Interessante, mi sono detto.
Così ho aperto spotify (santo spotify), ho digitato il nome del gruppo, trovato l'album e ammaccato (mi piace usare questa parola anche se un recensore serio non dovrebbe usare termini dialettali) play.
Questa cosa è avvenuta circa venti minuti fa.
Il primo impulso è stato di ridere come un cretino, ridere dalla felicità perchè questo disco è semplicemente impressionante. E anche adesso, mentre scrivo, ogni tanto mi fermo per sorridere nel vuoto come un'idiota.
E' impressionante la potenza, la cura dei suoni, le suggestioni che riesce ad ispirare, e sopratutto la commistione tra l'aggrotech più futurista e gli strumenti tradizionali greci. Intendiamoci, di per sè non è una trovata originalissima, già Heimataerde lo fa da un pezzo, ma qui - a differenza dell'appena citato progetto teutonico che non mi ha mai convinto fino in fondo - non si percepisce nessuna forzatura, l'armonia tra i due elementi decisamente lontani è praticamente perfetta. Anche perchè qui rimangono - giustamente - un po' in sordina, sono dove devono essere e non risultano mai invasivi. La voce, poi, non sfigurerebbe in gruppo black metal, è distorta, e ci sta, ma si capisce che la distorsione non è usata per camuffare una voce mediocre.
Se siete cultori del del genere immaginate i Trakktor di Halo of Lies (altro disco spettacolare) ancora più epici, ancora più grandiosi, ancora più violenti, con modulazioni sonore ancora più curate e con i succitati strumenti tradizionali greci (non chiedetemi quali sono esattamente perchè non ne ho la più pallida idea). 

Vi lascio con la preview dell'album, se vi piace - e vi deve piacere, altrimenti vi tolgo il saluto - non avete che da aprire spotify e ascoltarlo tutto. Vi consiglio di tenere accanto un tovagliolo e del ghiaccio perchè potrebbe uscirvi sangue dal naso.
Ciao.





venerdì 26 aprile 2013

La notte in cui mettemmo la bomba



estratto da: HKL, un racconto che non sarà mai completato

Faceva freddo la notte in cui mettemmo la bomba. Io e Max tornavamo dall'HKL, stanchi ma incapaci di calmarci a causa dell'anfetamina e della tensione. Il vento ghiacciato ci entrava da tutte le parti e ci faceva rabbrividire, anche perchè avevamo ballato tutta la notte ed eravamo sudati e zuppi del sangue finto di cui ti innaffiavano all'HKL sparandolo addosso alle ballerine nelle gabbie appese al tetto. Il sangue ricadeva su di noi che ogni tanto alzavamo lo sguardo verso l'alto a goderci lo spettacolo.
Eravamo zuppi di sudore e sangue e svariati bicchieri che capitava che qualcuno ti versava addosso quando veniva urtato nel pogo scatenato.
All'HKL funzionava così più o meno tutte le sere.
Max si era rotto l'osso del collo davanti alla porta e aveva un taglio sul braccio e un occhio tumefatto.

Non avevamo esattamente un'aria innocente e adesso camminavamo a piedi nel cuore della notte attraverso il paese deserto, e io avevo una bomba nella borsa. 
Gregor aveva finito di costruirla la sera prima, ma non aveva voluto dirci cosa ci aveva messo dentro. Ci aveva però assicurato che mai sarebbe potuta esplodere di testa sua polverizzandoci in una pioggia di brandelli di carne.
Mi sollevai il cappuccio sulla testa mentre attraversavamo la piazza, un po' per nascondermi il volto nel caso in cui ci avesse visto qualcuno, un po' per il freddo. Ci avvicinavamo al nostro obiettivo: volevamo far saltare in aria qualcosa e avevamo discusso a lungo su cosa sarebbe stato più spassoso far esplodere. Dopo ore di discussioni rimasero il portone del comune, la macchina del sindaco e la banca del paese. 
Alla fine avevamo scelto quest'ultima.
Non è che avessimo un piano politico ben preciso, anzi, io e Max ci scannavamo ogni volta che il discorso virava su ipotetiche soluzioni produttive, tuttavia quando si trattava di far saltare in aria le cose eravamo più o meno d'accordo.
"Farà un bel botto questa volta" disse Max.
Annuii senza rispondere, mi guardavo nervosamente intorno alla ricerca di eventuali passanti che avrebbero potuto vederci, ma tutto taceva, non c'era nessuno in giro.
Ci avvicinammo al portone della banca e io aprii velocemente la borsa, posai la bomba sotto una scatola di cartone che avevamo lasciato lì all'andata e voltammo l'angolo a passo svelto. Il cuore mi batteva a 200bpm mentre Max tirava fuori il telecomando, toglieva la sicura e premeva il tasto rosso.
"Ora fa bum" disse, ridacchiando.
Non successe nulla.
Rimanemmo in silenzio per un paio di secondi, poi ci fu un boato bestiale e l'asfaltò ci tremò sotto i piedi. Sentimmo distintamente il rumore dei calcinacci e di migliaia di frammenti che ricadevano a terra.
Un paio di allarmi iniziarono a suonare e le luci alle finestre dei palazzi vicini già si accendevano proiettando sui vetri ombre di esseri umani parecchio agitati.
In fondo, pensai, vi abbiamo dato qualcosa di cui parlare per uscire dalla vostra noiosa routine quotidiana.
Corremmo a perdifiato per le vie buie, senza pensare che in quel modo eravamo terribilmente sgamati. Ma non importava, ormai era o la va o la spacca.

Un quarto d'ora dopo entravamo a casa di Gregor con la delicatezza di un carro armato. Facemmo irruzione nel corridoio sbattendoci dietro la porta e lo trovammo davanti alla tv con una birra in mano.
"Ragazzi, se non sbaglio ho sentito un botto" ci disse.
"Ma un gran bel botto, che minchia c'era là dentro?" chiesi, ancora col fiatone.
Lui non rispose, sorrise e ci stappò una birra a testa.
Diedi un sorso, lasciai defluire l'adrenalina e mi stravaccai sul divano. Per questa volta è andata, pensai.

martedì 23 aprile 2013

L'amico immaginario di tutti voi


Tutti i bambini, o per lo meno quasi tutti, hanno un amico immaginario. Se ci ripenso, io ne ho avuti tanti, e nessuno di loro era troppo originale: un robot, un brontosauro, un paio di alieni e via discorrendo.
Anche adesso ne ho uno: è il fantasma di un ragazzo vissuto nel 982 d.c.. Ogni mattina quando si sveglia perde la memoria e guarda estasiato tutte le meraviglie del mondo moderno chiedendomi cosa sono quei carri che camminano da soli e quelle scatole magiche con la gente dentro che parla.
Per fortuna che mi viene a trovare poche volte, sennò sarebbe una bella camurria.
A proposito, oggi ho dimenticato di prendere le mie pillole.
Comunque sì, sto scrivendo un post sugli amici immaginari dei bambini, e la cosa può sembrare strana, ma vi assicuro che la conclusione è interessante e non riguarda i giochi e le facezie (bello questo termine) dei pargoletti.

Partiamo dal nocciolo della questione: a cosa serve avere un amico immaginario quando ci sono anche altri bambini con cui giocare?
La funzione dell'amico immaginario, almeno in parte, è quella di alimentare - o per meglio dire mantenere - il narcisismo dei bambini.
Tutti i bambini, infatti, sono convinti di essere il centro dell'universo.
Bisogna pur capirli: nei primi anni di vita sperimentano un mondo protetto in cui c'è un altro essere - la mamma - che vive in funzione loro. Li nutre, gli pulisce il culo, li coccola e gli appara le tette in continuazione.
Una vera pacchia, non c'è che dire, sopratutto la parte delle tette.
Una pacchia, però, che non può durare. Ad un certo punto le esigenze del bambino vanno oltre il binomio cacca-tette e la madre non può continuamente stargli appresso perchè ha i cazzi suoi da sbrigare, come mantenere la casa pulita e non far crollare il suo matrimonio dando un po' di conto al marito.
Per uno abituato ad essere l'oggetto d'amore incondizionato di un essere potentissimo e buonissimo - tale appare la madre al nostro pargolo - è un bel trauma. E' a questo punto che salta fuori l'amico immaginario.

L'amico immaginario ha due caratteristiche importanti. La prima è che ti dà sempre ragione, non ha mai i cazzi suoi da farsi e va e viene a tuo piacimento.
La seconda, su cui pochi mettono l'accento, è che è quasi sempre un essere straodinario, di cui il bambino va molto orgoglioso. Questo è importante per la questione del narcisismo di cui parlavo prima: il bambino si sente estremamente figo nel pensare che un super robot spaziale passa il tempo a giocare con lui piuttosto che andare in giro a distruggere pianeti e sterminare popolazioni inermi come ogni robot spaziale con la testa sulle spalle dovrebbe fare.
"Se lui passa il tempo con me, e lui è così spacchioso, allora anch'io sono troppo spacchioso, o quantomento molto importante", così ragiona il bambino anche se non ne è consapevole.

Ora, ad un certo punto il bambino cresce ancora un po' e deve fare i conti con una cosa molto brutta che si chiama "realtà". Ad un certo punto il fatto di essere un comune essere umano diventa fin troppo evidente, e l'amico immaginario non può farci nulla. Vai a scuola e gli altri bambini sono egoisti quanto te e ti rompono le palle, vogliono i tuoi giocattoli, il tuo posto nel banco migliore. La maestra stronza vuole che fai i compiti e a te non va per nulla di occuparti di cose di cui non te ne frega una mazza.
L'amico immaginario a quel punto diventa abbastanza inutile. Non ti può dare nemmeno consigli perchè non sa nulla che tu non sappia già, figuriamoci se ti può parare il culo da problemi concreti. 
Gli adulti, inoltre, che prima sorridevano quando parlavi del tuo amico immaginario, adesso cominciano a storcere il naso e a dirti che non esiste.
E' necessario un altro passo avanti.

Questo passo avanti consiste essenzialmente in una presa di consapevolezza, la consapevolezza di non essere il centro dell'universo e nemmeno qualcuno di speciale, e di dover fare qualcosa di concreto per ottenere le cose che desideri, perchè nessuno te le da gratis.
Questo ragionamento - anche questo, intendiamoci, si svolge sotto la soglia della consapevolezza - è quello che spinge un bambino a diventare un uomo.
Se questa cosa per un qualche motivo non succede si ha una cosa carina carina che si chiama "disturbo delirante", "delirio" o "paranoia", su cui torneremo più tardi(1).

Fine della storia?
No, ovviamente no. Perchè ad un certo punto avere un amico immaginario può comunque rivelarsi utile, magari per superare i momenti difficili o per farci compagnia quando ci sentiamo soli e piccoli e indifesi. 
Ti senti forte se hai un tirannosauro amico tuo che ti para il culo, a patto che gli altri ci credano e non ti dicano che sei un povero pazzo.
Ma come risolvere il problema principale, ovvero il fatto che il famigerato amico immaginario non esiste?
Semplice, mettendosi d'accordo nell'affermare il contrario, dando un immagine un po' più coerente al robot spaziale o al dinosauro parlante della nostra infanzia.
Ora vi faccio un indovinello, anche se scommetto che chi mi conosce ha già capito dove voglio arrivare: è potentissimo, ti ama al di là di quanto è umanamente possibile, non esiste. E no, non è l'amico immaginario della vostra infanzia. Chi è?
Dio, ovviamente. Con dio l'uomo ha quadrato il cerchio tenendosi tutti i pro dell'amico immaginario e scartando, o per meglio dire trascurando, i contro. 
Non esiste, ma se tutti ci mettiamo d'accordo del contrario possiamo anche iniziare a crederci. Una minchiata ripetuta 1000 volte diventa una verità.
Non può fare nulla per te, ma se tutti ci mettiamo d'accordo del contrario e ce lo ripetiamo in continuazione possiamo anche iniziare a credere che pregando possa far guarire i malati, farci passare l'esame, salvarci la vita ecc.
Del resto questa cosa c'è scritta tra le righe anche nel vangelo: Gesù diceva "siate come i fanciulli", o no?
I preti non ripetono continuamente "dio ti ama" e "siete tutti importanti per lui"?
Potete dire quello che volete, ma cazzo, i conti tornano tutti eh?

Ah, dimenticavo, il delirio. La definizione clinica del delirio nel dsm-IV è questa:

Il delirio è una falsa convinzione con le seguenti caratteristiche:
-tutti non ci credono;
-ci sono prove del contrario;
-nonostante che tutti non ci credono e che ci sono prove del contrario è lo stesso sostenuta;
-non fa parte delle convinzioni normalmente accettate (per esempio principi di fede).

Ora, l'ultimo punto della lista sembra appicicato lì con la sputazza per evitare di considerare delirante almeno una buona metà della popolazione mondiale. Il primo punto è essenzialmente una ripetizione dell'ultimo.
Per cui io sostengo che:
la fede è un tipo particolare di delirio collettivo, definibile come una convinzione con le seguenti caratteristiche:
-non tutti ci credono, ma molti sì;
-ci sono prove del contrario (ci sono, fidatevi, a meno che non si stravolga totalmente il concetto di "prova");
-nonostante ci siano prove del contrario è lo stessa sostenuta, in virtù del fatto che;
-fa parte delle convinzioni normalmente accettate;
Molti di voi sono tecnicamente pazzi, insomma. Almeno quelli che ci credono davvero, gli altri sono semplicemente ipocriti.
Anch'io sono pazzo, comunque, ma per altri motivi.
Ciao.


(1) in realtà "disturbo delirante", "delirio" e "paranoia" non sono proprio la stessa cosa, ma una distinzione tra le tre cose avrebbe allungato a dismisura questo post già abbastanza prolisso e sarebbe stata superflua per il discorso affrontato in questa sede.

lunedì 22 aprile 2013

Spaccerò Maalox e pantoprazolo all'uscita dei locali + UnterArt - Memento (non-recensione)


Ho deciso quale sarà il mio mestiere: spaccerò pasticche di Maalox e pantoprazolo all'uscita dei locali. Ci sono molti modi per farsi venire la gastrite, ad esempio troppo di Saronno o troppa tequila o una ragazza che ti piace e che non ti caca.
Ecco, io starò fuori dalla porta con la mia giacca verde militare e la mia sigaretta elettronica, il cappuccio tirato sulla testa e le tasche zeppe di pilloline bianche.
Voglio spacciare sollievo, sembrerebbe una buona idea no?
Potrei offrire altri servizi: fazzoletti per quelli che vomitano piegati in due dietro l'angolo, ascolto di deliri alcolici, offrire un tiro di Ry4 ogni tanto.
Fa molto Catcher in the Rye, no? Che per inciso è uno dei libri più sopravvalutati del secolo scorso, almeno secondo me. O forse quando l'ho letto non ero dell'umore giusto, come non sono adesso dell'umore giusto per leggere Calvino o Dostoevsky. Sono dell'umore giusto per Sven Hassel e Charles Bukovski, e da un bel po', aggiungerei.

Del resto nei tempi d'oro del club Grottacalda (si chiamava così, giuro) a Enna passavo la serata davanti alla porta a chiacchierare con la gente. Principalmente perchè la musica era orribile ed era sempre lo stesso disco. C'è stato un periodo nella prima metà degli anni 2000 che la musica che passavano nei locali faceva davvero schifo. O io non frequentavo la gente giusta. Roba r'nb, per intenderci, che dopo i balli di gruppo è la peggior musica inventata dall'uomo. Anche la neomelodica napoletana è migliore, giuro.
Ne parlavo con un amico qualche giorno fa, sono abituato a ballare e a sentire in giro musica che non mi piace, ma c'è un limite a tutto.

E a proposito di musica, oggi vi voglio parlare di un disco che in questi giorni è rimasto incastrato nel mio lettore cd e non vuole più uscire.
Questi tipi si chiamano Unter Art, e sono - indovinate un po' - tedeschi. Come l'85% della musica che ascolto. A prima vista, devo confessarlo, mi sembrava il solito gruppo ebm senza infamia e senza lode. Copertina anonima e un titolo - Memento - originale come una partita a briscola.
Invece è il classico gruppo ebm, ma allo stato dell'arte. Seriamente, questo disco è perfetto, non c'è una nota fuori posto, una caduta di tono, un momento di noia.
Pezzi come Now or Never o The Antagonist vi resteranno in testa e non se ne andranno più via. Principalmente perchè tutti gli elementi sono bilanciati: voce pulita e scream, melodia e violenza. E poi i suoni sono un orgasmo continuo, non riuscirete ad evitare di urlare "minchia di suoni spettacolari!" ogni cinque minuti. Per darvi un'idea, se siete cultori del genere, immaginate i Santa Hates You che incontrano gli Icon of Coil che incontrano i Feindflug e gli X-fusion in un campo per l'addestramento di terroristi. Ma molto meglio. Industrial marziale e distorsioni brutali convivono senza problemi con melodie accattivanti sfacciatamente synthpop. In breve vi ritroverete a cantare a squarciagola, anzi, a scassacannarozza, che fa più effetto.
Dovete ascoltarli, per forza.
Vi lascio un paio di pezzi, ma dovete promettermi che li ascolterete a tutto volume.
Ciao.






domenica 21 aprile 2013

Vape Amarcord



Quando ho visto per la prima volta Emanuele Filiberto fare la pubblicità alla sigaretta elettronica sono stato seriamente tentato di tornare a pueblo + rizla silver. Meglio il tumore della vergogna, pensavo.
Poi ho resistito e adesso non ci penso quasi più, ma non nego che è stato un evento traumatico. Anche perchè quando ho iniziato a svapare (si diceva così, all'epoca) l'ho fatto per due motivi: primo perchè era meno dannoso, e secondo perchè per me la sigaretta elettronica aveva un sapore deliziosamente cyberpunk. Cyberpunk ed Emanuele Filiberto sono cose che non devono essere associate alla stessa cosa, cazzo.
Ad ogni modo, mi manca un po' la sensazione di essere parte di un'avanguardia. Fino all'anno scorso, quando ci si incontrava tra fumatori elettronici, era inevitabile fermarsi a parlare per una buona mezz'ora di liquidi, hardware e roba simile. Tre anni fa eravamo una sorta di elite, adesso non lo siamo più.
Incontro quotidianamente gente con la sua bella sigaretta elettronica e ormai non c'è più nulla di straordinario, non ci fermiamo a parlare, non ci si guarda nemmeno negli occhi. E' un po' triste come cosa, ma in fondo è giusto.
Ad ogni modo, spero che mi concediate, in questo post-amarcord, di raccontarvi tre anni di sperimentazioni attraverso una carrellata di pietre miliari nel mondo del fumo elettronico.

CATEGORIA

Non volevo inserirla perchè è poco più che un giocattolo, tuttavia devo farlo perchè è stata la mia prima sigaretta elettronica e perchè è stata la prima ad essere venduta nelle farmacie, ad un prezzo spropositato. E' così scarsa che nell'ambiente dei fumatori elettronici era chiamata "il fermaporta", e per di più la pubblicità la faceva Mastrota. Da suicidio.


RY4

Sviluppato dalla Dekang l'Ry4 era universalmente noto come il liquido più buono del mondo. E in effetti lo era, tanto che tutti cercavano di imitarlo, con risultati altalenanti. Adesso lo vendono un po' tutti ma la ricetta originale si è persa tra una selva di imitazioni, tanto che leggere Ry4 su una boccetta non è più una garanzia del gusto sublime di una volta.


SCREWDRIVER

Ah, lo Screwdriver! Tre anni fa si discuteva accanitamente se era meglio lo Screwdriver o la Tornado. Un po' come BMW e Mercedes. Lo Screwdriver era rude, puramente meccanico, interamente in alluminio. Le sue batterie da 900mah erano tra le più potenti in circolazione all'epoca. Il nome deriva dall'aspetto, molto simile ad un cacciavite. All'epoca lo feci comprare a un mio amico, e ogni tanto lui continua ad usarlo e lo custodisce gelosamente come un pezzo da museo. Gloria allo Screwdriver.
Poco dopo uscì la versione elettronica, il Nomad, ma non era la stessa cosa.


COPPER

Io amavo il Copper. L'essenza della sigaretta elettronica artigianale. Se lo Screwdriver era rude, il Copper era l'equivalente di un vichingo ubriaco. Un pezzo di tubo di rame, con tanto di estremità a forma di bullone. Spettacolare.


EGO/TORNADO

Se lo Screwdriver era un rude e meccanico pezzo di ferro la Tornado era la tecnologia e il design al giusto prezzo. All'epoca nessuno sapeva che sarebbe diventata lo standard, ma era già chiaro che oggettivamente non c'era storia: la batteria da 650mah tirava bene, la 1100 era un mostro. Potente ma facile da portare in giro, e oggettivamente piuttosto bella senza essere vistosa. Ed era anche sufficientemente robusta. Adesso, evoluzione dopo evoluzione, è così diffusa che praticamente vedi in giro solo quella, in cento versioni e colori differenti.


HEAVEN JUICE

Si chiamavano così i liquidi base da miscelare commercializzati da Flavour Art. Si discuteva tanto su quale delle tre combinazioni fosse la migliore. Ecco le proporzioni, nel caso in cui vi interessasse:
Heaven Juice tradizionale: 50% glicole propilenico, 40% glicerolo, 10% acqua
Ice Blade: la lama di ghiaccio, secco, per esaltare l'hit. 95% glicole propilenico, 5% acqua.
Velvet Cloud: il nome "nuvola di velluto" era dovuto al fatto che effettivamente faceva nuvoloni spettacolari. 80% glicerina, 20% acqua.


GGTS

Il GGTS, il sogno proibito di ogni fumatore elettronico. Un gioiello di alluminio e ottone lucidato, tutti lo volevano, pochi potevano permetterselo. Aveva il voltaggio variabile (cambiando le batterie), la regolazione del tiraggio, il serbatoio separato. Cose che ancora adesso non si trovano. Il logo era inciso col laser e tutti i pezzi erano numerati. Ancora oggi non l'ho mai visto dal vivo, ma so che prima o poi sarà mio, anche se dovessi usarlo come soprammobile.


510 LR

Quando uscì sollevò una ventata d'entusiasmo incontenibile: l'atomizzatore 510lr era la versione a bassa resistenza del 510 standard. I negozi se ne rifornivano e dopo 5 giorni erano già finiti. Si rompeva come niente, tanto che lo vendevano senza garanzia, ma ogni tiro ti spaccava i polmoni. Adesso non se ne trovano quasi più, ma all'epoca andava via come il pane.


TESLA FILTER / TANK

Se ne parlò per quasi un anno: un atomizzatore che non si asciugava, non si doveva ricaricare in continuazione, non sbrodolava da tutte le parti. Il nome pomposo dell'inizio fu sostituito con un più modesto "tank" quando fu commercializzato, e fu una delusione enorme. Il vapore era freddo, non sapeva di un cazzo e anche se il liquido era pesantissimo non si sentiva nemmeno.


PROVARI

Altra pietra miliare: il ProVari fu la prima sigaretta elettronica a voltaggio variabile controllato elettronicamente. Lo potevi spingere fino a sei volt e mezzo (se non ricordo male), senza bisogno di cambiare le batterie. Così ci potevi montare qualsiasi atomizzatore e potevi decidere la potenza. Aveva pure il display! Poco diffuso, purtroppo, perchè era caro e piuttosto ingombrante.


Q-HIT

Il mitico Qhit. Un liquido che dava l'hit (la sensazione in gola) della nicotina, ma senza nicotina. In teoria. Anche qui, mesi e mesi di speculazioni per un volgare liquido al peperoncino. Una volta non lo sentivi, un tiro dopo sembrava di fumare fuoco puro. Un altro passo falso.


CARTOMIZZATORI WR E CR

La svolta. Quello che il tank doveva essere e non è mai stato: serbatoio che permette di fumare un giorno intero, hit, vapore caldo. La eGo / Tornado con uno dei due montati è la sigaretta elettronica che trovate oggi nel 99% dei negozi.


THE MONSTER KARPANOV EDITION

Non è una pietra miliare, ma è la mia. Artigianale, in un metallo non ben precisato, corroso dal mare, dalle intemperie e dall'usura. Attacco eGo, batteria da 2900mah. Nell'attuale configurazione monta un cartomizzatore WR col boccaglio retto da un buono per uno shot omaggio che non ho mai usato. Mi è caduto a terra un paio di volte e comincia a perdere colpi, ma non riesco a decidermi a cambiarla.

sabato 20 aprile 2013

Penso che dovrei scrivere qualcosa sulla rielezione di napolitano, ma non lo farò.



Principalmente perchè direi le solite frasi fatte, che non vogliono cambiare, che sono attaccati alla poltrona peggio di una patella allo scoglio, che mi piacerebbe vederli un po' tutti penzolare impiccati.
Che vedere il PD che si sfalda è stata una bella soddisfazione, anche. Spero che questa caricatura di un partito scompaia per sempre dalla scena politica, o si allei definitivamente col PDL, come da anni cercano di fare.
Questo libererebbe spazio a sinistra, spazio adesso solo virtualmente occupato dal PD.
Così potrebbe rinascere un partito di sinistra degno di questo nome. Ah e a proposito del nome, dovrebbe avere un nome moderno e innovativo, contemporaneo, affidabile: qualcosa tipo "BLOCCO COMUNISTA" andrebbe benissimo secondo me.
"Per chi voterai alle prossime elezioni?"
Uno potrebbe riempirsi la bocca rispondendo "BLOCCO COMUNISTA". Ecco, io stesso non riesco a scriverlo minuscolo.
In ogni caso, non mi voglio infognare in discorsi che non portano a nulla. Ogni popolo ha i padroni che merita, e noi meritiamo monti, berlusconi e bersani. Ce li meritiamo tutti.
Piuttosto stasera vado a comprarmi una bottiglia di Syrah e mi scasso con un po' di rock grezzo al gemello segreto del Voodoo Doll. E andrò a letto barcollando e sognando e cantando felicemente disperato, o disperatamente felice.
Buon sabato sera, non risparmiatevi.

venerdì 19 aprile 2013

Radiosorgente quasi stellare



estratto da: HKL, un racconto che non verrà mai completato

Doveva essere andata più o meno così, o almeno così mi immaginavo la scena: Smith stava chino sul suo blocchetto degli appunti. Un occhio ai suoi calcoli e uno al telescopio, su verso il cielo pieno di stelle. Era notte, facciamo le due di notte, tanto non ha importanza. Smith stava rivedendo per la terza volta i suoi calcoli, c'era qualcosa che non tornava e non riusciva a trovare l'errore.
Accanto a lui, seduta sul divano, la moglie leggeva una rivista di gossip con aria annoiata. Le donne sono simili in tutto il mondo: raramente alzano gli occhi al cielo, se non mentre si battono il petto in chiesa facendo finta di crederci davvero. Ogni tanto lo fanno e allora il mondo fa bene a mettersi a tremare, ma non era questo il caso.
Smith non cercava dio, aveva cose più importanti a cui pensare.
"Porca puttana!" imprecò alla fine.
La moglie si scosse un po' e mugolò annoiata, quella sera c'era un ricevimento, ma il marito non ne aveva voluto sapere di uscire. Anzi non l'aveva filata nemmeno di striscio quando lei glie l'aveva proposto. Che poi lui odiava i ricevimenti e le chiacchiere da salotto, tanto più che c'erano quei conti che non tornavano.
Imprecò di nuovo.
"Ma insomma che c'è?" chiese la moglie, già incazzata per la serata decisamente noiosa.
Lui sollevò lo sguardo per la prima volta, dopo almeno tre ore di calcoli furiosi e forsennati.
Le mostrò una foto: cielo nero e stelle, troppe stelle quante non se ne vedono mai a occhio nudo.
"Cosa vedi?" chiese
"Stelle" disse lei
"Ecco, la vedi questa?" ne indicò una nella foto. Era una stella come le altre.
"Sì, è una stella, e allora?"
"Non dovrebbe esserci" disse lui
Lei non sembrava impressionata, in fondo che gliene fregava di una stupida stella che non si trovava al suo posto?
"Beh, e invece c'è" disse alla fine.
"Ma non dovrebbe"
"Bah, e invece c'è"
Lui si asciugò gli occhi. Voleva tornare ai suoi calcoli, ma era troppo stanco.
"E' troppo lontana, considerato quanto è lontana non dovremmo nemmeno vederla, capisci? Nessuna stella può essere così luminosa"
"E allora?"
"E allora sto sbagliando i calcoli, ma non capisco dove. E' da una sera che li rifaccio, porco cazzo maledetto"

Quella sera non ero andato all'empire. La passeggiata sotto la pioggia mi aveva devastato e mi trovavo a letto con la febbre, col naso che secerneva muco a getto continuo e una scatola di puntine da disegno nella gola. Come ero arrivato dalla ragazza della sera prima a quella scenetta dello scienziato e della moglie? Sarà perchè lei si chiamava Luna e la cosa mi aveva fatto pensare allo spazio. Stavo con la testa appoggiata al cuscino e la mia immaginazione vagava da lei che cantava e ballava e mi sorrideva alla scoperta del primo quasar.
Mi immaginavo quell'enorme buco nero al centro della galassia che assorbiva materia stellare e sparava fuori il suo raggio di fotoni per migliaia di anni luce. Il più vicino è a tre miliardi di anni luce da noi. Tre miliardi di anni luce sono decisamente troppi per qualsiasi immaginazione.
Un tizio una volta disse che l'universo è niente rispetto a quello che c'è dentro di noi. Era una colossale puttanata.

mercoledì 17 aprile 2013

Agli europei dell'anno scorso tifavo per la DDR




Agli europei dell'anno scorso tifavo per la DDR. Avevo soffiato via la polvere dalla mia bandiera col tricolore rosso/nero/oro e il martello col compasso. Avevo pure riesumato il mio portachiavi di filo spinato, non si sa magari sarebbe potuto servire in qualche rissa con quelli dell'ovest. Purtroppo però la mia DDR non c'era tra le squadre che si contendevano la vittoria, evidentemente non aveva passato le qualificazioni. O c'era qualcosa che mi sfuggiva?

Comunque, la sera di Italia-Germania (ovest, ovviamente) stavo sulla spiaggia mentre poco lontano una massa di gente si affollava davanti al teleschermo col fiato sospeso.
Avevo appena finito il quarto mojito e trascinavo i piedi verso il bar a prendere il quinto, approfittandone del fatto che erano tutti col naso all'insù a vedere a la partita e non c'era fila. L'italia stava vincendo e io ero preso a male per una serie di motivi troppo lunga e nebulosa per essere spiegata.
"Un mojito?" mi disse quello del bar.
"Sì, un mojito"
Sul teleschermo stavano inquadrando una tifosa bruna con gli occhi azzurri come il mare che brillavano nella fredda luce dei neon. Piangeva.
A me non me ne fregava niente della partita, avrei voluto essere lì per dirle di non prendersela e offrirle qualcosa da bere e asciugare le sue lacrime. La folla invece era in visibilio nel vedere il nemico piangere. Qualcuno gridò un insulto e più tardi la foto spopolò nei social networks corredata da commenti di scherno.
Ci sono al mondo persone straodinarie, ma la maggior parte della gente è bassa.

Comunque quella sera realizzai che il miglior modo per risolvere il problema della violenza negli stadi era proprio la violenza negli stadi.
Immaginate: uno stadio pieno, le curve gremite di ultras (facciamo del palermo e del catania, per restare dalle nostre parti). Ogni tifoso ha ricevuto in dotazione tre panini col prosciutto, tre con la mortadella, otto scatolette di simmenthal, un po' di insalata, un pacco di pasta e cinque bottiglie d'acqua e tutto il necessario per mantenersi sazio e idratato per, diciamo, cinque giorni. Al centro del campo, invece dei giocatori, una catasta di armi. 
Molte armi. 
In pratica tutte le armi che l'uomo ha concepito dall'età della pietra al ventunesimo secolo: mazze, pietre, fionde, spade, alabarde, lance, archi, balestre, fucili, pistole, mitragliatrici leggere e pesanti, granate, dinamite, bombe a grappolo, persino mezza dozzina di carri armati. Ai lati del campo due megaschermi trasmettono tutti i derby dal 1908 a oggi, focalizzandosi sui peggiori momenti di merda per le due squadre.
Alle 14:00 il fischio d'inizio. I cancelli vengono chiusi a tripla mandata e succeda quello che deve succedere. Per cinque giorni nessuno può entrare, nessuno può uscire. Dopo si entra a raccogliere i morti, e la settimana prossima si fa Roma-Lazio, o Inter-Milan. E così via fino a risoluzione del problema.
All'epoca mi sembrava una buona idea, ma nessuno mi diede ascolto. Io, comunque, continuo a sperare.

Ad ogni modo, pagai, presi il quinto mojito e tornai sulla spiaggia a guardare le stelle, i quasar, i pianeti e il cielo nero come la pece.

martedì 16 aprile 2013

Anal intruders




Da decathlon vendono le protezioni per i capezzoli. Per i runners, quelli che corrono. Sono cose che si appiccicano sui capezzoli per evitare che prendano freddo. Come si appiccichino non lo so, e in fondo non mi interessa più di tanto.
Era così, giusto per dire.

Qualche giorno fa ho visto un programma in tv in cui raccontavano che gli antichi greci usavano dei veri e propri effetti speciali per scioccare e convincere i fedeli dell'esistenza di forze soprannaturali. Ai nostri occhi si tratta di trucchi di basso livello, ma per l'epoca erano roba seria: porte che si aprivano sole, tuoni, vere e proprie statue meccaniche che si muovevano ecc.
I fedeli, in pratica, venivano impunemente fatti fessi. Quando si vuole fare fesso qualcuno, in fondo, il metodo è semplice. Si tratta di sfruttare la sua ignoranza su determinati meccanismi e realtà per suggerire spiegazioni faziose che rispondano ai nostri interessi.

Gli antichi greci usavano il vapore sotto pressione e gli ingranaggi, cose di cui il cittadino greco medio, per quanto appartenente ad un popolo di filosofi, non aveva la più pallida idea.
Certo adesso fa sorridere il fatto che per impressionare i fedeli bastasse simulare un tuono facendo rotolare una grossa palla di ferro all'interno di una cassa di risonanza. Che fessi, piccatu l'acqua.
Non come noi, smaliziati uomini del terzo millennio.
Ormai la religione, del resto, è superflua. Dato che lo scopo principale della religione è prendere per il culo la gente e asservirla al potere, essa comincia ad essere poco efficace (la gente tende a superare un po' più facilmente di un tempo la fase dell'amico immaginario), e viene man mano sostituita da meccanismi più raffinati.

Tipo le chiacchiere sull'economia. Se lo spred sale che succede? E se scende? E se il rating di vattelappesca diventa migliore o peggiore?
La verità è che sebbene parliamo di queste cose quotidianamente, non ne capiamo una beneamata mazza. E il fatto che non ne capiamo una beneamata mazza è fondamentale per far sì che gli interessi di chi ci tiene per le palle non vengano intaccati. Proprio come i fedeli dell'antica grecia, rimaniamo a bocca aperta impressionati dalla (presunta) ineluttabilità di forze che non riusciamo a comprendere.
Dovremmo tutti sforzarci di capirne di più, ma per quanto il cittadino medio si informi (e non lo fa, di solito) non possiamo essere tutti economisti: ci sarà sempre il cattedratico di turno a dirci che è assolutamente necessario che l'indice x vada su o giù, e ovviamente l'unico modo per ottenere l'effetto desiderato è offrire l'orifizio anale alla loro bramosia. E noi non avremo i mezzi per ribattere. Quindi che fare?
Semplicemente, a mio avviso, imparare a dire "vaffanculo". Dire vaffanculo è salutare. Non me ne frega nulla che col governo monti lo spread è sceso: le cose continuano ad andare di merda, la gente è disperata lo stesso. Il meccanismo dovrebbe essere un po' più lineare: hai cercato in tutti i modi di deflorare il mio tanto gelosamente custodito ingresso posteriore? Non ti voto, non ti supporto, e se ti vedo per strada ti scasso di botte.
Punto.
E' vero - e sono il primo a sostenerlo - che ci vuole un'idea verso cui andare, un'infarinatura anche vaga dalla direzione da prendere. Ma, oltre a questo, bisogna imparare a dire vaffanculo quando qualcuno obietta che la tal cosa è impossibile perchè lo spread è in un modo o il rating in un altro.
Ora scrivo il nome sull'ultimo cd che mi sono fatto, e me ne vado a dormire.
Ciao.

venerdì 12 aprile 2013

C'è un moscerino sullo schermo



C'è un moscerino sullo schermo. Cose che capitano. Si posa, tira due battiti d'ali giusto per allontanarsi di qualche millimetro e si posa di nuovo. 'Cazzo fai, moscerino, sullo schermo? Perchè non vai a letto come tutte le persone civili?
Cosi ree pazzi.
Ho appena letto una notizia interessante, ma ho troppo sonno per scriverci un post in proposito. Quindi vado a nanna, consapevole che appena spegnerò il pc il mio compagno di veglia cercherà una nuova fonte di luce su cui andarsi a posare.
Ma lo sapevate che non è vero che le falene sono attirate dalla luce? In realtà vanno verso la luce perchè la scambiano per la luna, che loro usano come punto per far funzionare il loro sistema di navigazione satellitare (è il caso di dirlo) notturno. Scambiano le luci per la luna e il loro sistema di navigazione va in tilt, così ci girano attorno pensando di andare in linea retta, in cerchi sempre più stretti fino a quando non ci vanno a sbattere contro.
Capita anche a me certe volte, metaforicamente parlando.
E a proposito di metafore, chi indovina che cazzo c'entra l'immagine messa all'inizio del post vince la mia stima.
Buonanotte.

mercoledì 10 aprile 2013

Che minchia è sta ddubbstepp?


Questo post nasce da una discussione avuta con un amico sull'opportunità di tornare alla carica con una serie di dj set ad alto livello di terrorismo sonoro. Ci avevo provato con l'aggrotech per un paio di anni ma con scarsi risultati. Ancora mi chiedo come mai, dato che un genere così movimentato, potente e nello stesso tempo orecchiabile avrebbe dovuto fare faville.
Sulla carta.
Invece no. 

Adesso il discorso vira su un altro genere che sembra spopolare: la dubstep. Portata alla ribalta dal tipo qui sopra a parole fa impazzire un po' tutti. Poi però vai a serate "dubstep" e ti ritrovi a ballare drum 'n bass e breackbeat. Che piacciono. Questo risponde parzialmente alla domanda sul come mai la dubstep, pur essendo un genere decisamente pesante, è così apprezzata dal pubblico. O almeno dalle persone che mi stanno attorno (quindi pubblico della sicilia sud-orientale).
Il fatto è che non è poi così tanto apprezzata, in realtà, o lo è nella misura in cui qualche elemento dubstep è mischiato con generi più facili e leggeri. O c'è la firma di Skrillex (sempre il tipo in alto) che è un fottuto genio e tutto quello che fa è a priori spettacolare.
Oggi ci ho pensato un po' e mi sono reso conto che c'è un problema fondamentale: siti n'arreri. A volte mi capita di parlare con gente che mi dice "lascia perdere le cacate che ascolti e mettiti a sentire la roba seria che si faceva negli anni '70". Anche restando nell'ambito della musica elettronica, che fa dell'innovazione e della sperimentazione continua una sua caratteristica fondamentale. Intendiamoci, anch'io impazzisco per i Kraftwerk, però bisogna guardare avanti. Siamo nel 2013, a metà. Siamo già nel passato, eravamo nel passato anche quando ho iniziato a scrivere questo post. Perchè non lo capiscono?
Temo che la anche la dubstep sia troppo avanti, troppo violenta, troppo futuristica, troppo pesante, troppo ambigua, troppo difficile per il pubblico medio. Spero di sbagliarmi.

Intanto faccio ricerche e mi addentro in questo mondo che mi sembra sempre più interessante. Per adesso ho scovato una manciata di nomi che buttano giù roba davvero interessante. Non sto a tediarvi, e nemmeno a rovinarvi la sorpresa, ma una ve la devo postare, tanto per farvi capire di cosa parlo:



Siete riusciti a stare fermi?
E con questa domanda vi auguro una notte piena di sogni agitati. Ciao.


martedì 9 aprile 2013

Teoria dell'ibridazione analogico-digitale


Nuove ibridazioni tecnologiche, perchè in fondo anche se fumo elettronico sono e rimango un pessu raa casa e un pacchetto di cartine all'occasione a casa lo trovo sempre.
Questa è l'ultima evoluzione della mia sigaretta elettronica: cartomizzatore phantom di smookie's con beccuccio tenuto al suo posto dal cartoncino di un pacco di classicissime Rizla silver. Il punto è che non ho la copertura su cui si monta di solito il beccuccio e mi secca prendermi un nuovo phantom col pezzo mancante quando ne ho due nuovi di pacca.
Per inciso: funziona benissimo e butta un sacco di vapore caldo e aromatico, e poi nella sua grezzaggine è una figata. Bisogna vedere quanto resisterà agli urti dell'avversa fortuna, ma per ora funziona bene.
Ciao.

2500


Iniziare il nuovo blog con un post sul nuoto mi sembra un po' strano, ma visto che ho deciso che questo è il mio blog, in cui ci metto i cazzi miei senza filtro e senza preoccuparmi se interessano a qualcuno o no beh, vada per un post sul nuoto per cominciare. 

Oggi credevo di essermi allenato male, un po' perchè non ho dormito di pomeriggio come al solito, un po' perchè mi sentivo stranamente stanco senza capire il perchè. Il problema è che le scale sono traditrici, non ti rendi conto della reale difficoltà di un allenamento fino a quando non ti trovi ad annaspare - apparentemente senza forze - prima di arrivare a metà. 
L'idea di fare 100+200+300+400+500+400+300+200+100 (metri ovviamente) sulla carta non sembra granchè - è non è granchè per un nuotatore serio, cosa che io non sono. Solo dopo, quando sono uscito dalla vasca tremante e con a malapena le energie redidue per stravaccarmi sulla panchina dello spogliatoio, mi sono accorto che la somma totale fa 2500 metri, ossia due chilometri e mezzo, ossia 100 vasche (senza contare le 16 di riscaldamento). 

Una delle cose che adoro del nuoto è quella sensazione quasi magica che ti coglie quando arrivi al limite della stanchezza. Senti che non ce la farai a completare altre 2 vasche quando capita una cosa strana: la stanchezza sparisce di botto e l'acqua sembra diventare il tuo elemento naturale, il respiro si sincronizza, i muscoli smettono di farti male, ti senti all'improvviso più leggero e cominci a darci dentro sul serio. Chimicamente la cosa corrisponde al rilascio dell'endorfina. Il corpo si rende conto che nonostante ti faccia male ogni fibra del tuo essere (interna ed esterna) tu non hai nessuna intenzione di mollare. Allora il dolore come campanello d'allarme non ha più senso ed entra in azione l'endorfina, che in pratica funziona come la morfina: ti sballa e non senti più nessun dolore. 

Da lì in poi è (quasi) tutto in discesa. Agli ultimi 100 metri ho attaccato il cronometro e ho tirato al massimo. Per i primi 50 metri è andata benone, poi ho dovuto rallentare un po' perchè mi mancava il fiato, ho riaccelerato alla fine e ho chiuso in due minuti e due secondi. 
Una ventina di secondi in meno della mia media. Non è granchè oggettivamente, ma è meglio di quanto abbia mai fatto. 
Alla prossima.